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Messina – Giampilieri fra tradizioni e realtà. Borgo che nasce dall’antica cultura dei “pilastri di pietre”
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Origini e significato del toponimo Giampilieri, villaggio di Messina colpito anni fa da grave alluvione, le cui radici storico culturali contribuiscono a comporre la variegata identità messinese.
Giampilieri, frazione del comune di Messina, situata sul versante
ionico delle pendici dei Peloritani, com’è noto, il 1°ottobre 2009 è stata colpita da una devastante alluvione, che ha provocato lo straripamento dei fiumi e gravi frane, che hanno trascinato a valle fango e detriti, causando morti e distruzioni. La grave calamità ha colpito non solo questo villaggio, ma anche i centri limitrofi.
Le immagini della tragedia a distanza di tanti anni sono ancora impresse nella nostra mente, come il dolore per le vittime, per chi ha perso il lavoro, i propri cari e le proprie case e ancora oggi vive le tremende conseguenze di quel disastro.
Anche molte opere artistiche di cui disponeva la piccola cittadina sarebbero state travolte dall’acqua e dal fango, se non fossero state miracolosamente salvate dalla loro furia, come ad esempio preziosi ricami e antichi tessuti di seta del XV secolo e opere lignee risalenti al XVI e XVII secolo.
Sono state anche salvate importanti opere pittoriche ( XV-XVII sec.), fra cui una tavola della scuola Antonelliana (fine ‘400) e il dipinto della “Pietà” attribuito al pittore messinese Antonino Alberti detto il Barbalonga (1603-1649), noto come l’Addolorata, collocato nella Cappella dell’Addolorata. Secondo una tradizione storica, legata alla devozione mariana, il 29 novembre del 1674, durante la rivolta di Messina contro la Spagna, dei soldati spagnoli entrarono nella Chiesa madre per rubare il dipinto, e non riuscendovi, uno di loro sfregiò con la lancia la testa di un puttino, tagliando la tela in un punto da cui fuoriuscì del sangue che coprì tutto il dipinto fino a raggiungere i gradini dell’altare. Quando i soldati uscirono dalla Chiesa, passarono vicino ad una casa che proprio in quel momento crollò per lo scoppio di alcuni barili di polvere da sparo e molti di essi morirono.
L’episodio, ancora oggi ricordato dagli abitanti del villaggio, è testimoniato da una pergamena del 21 ottobre 1675, sottoscritta da cinque sacerdoti dei vicini casali, oggi custodita nella biblioteca universitaria di Messina, di cui esiste una copia nell’archivio parrocchiale della chiesa di Giampilieri
I dipinti, dopo l’alluvione, furono custoditi per alcuni mesi nei locali del Seminario Arcivescovile e poi restituiti a Giampilieri e ricollocati nella Chiesa madre di San Nicola.
Giampilieri, subito dopo quella grave calamità, assurse agli onori della cronaca e i mass media ne parlarono per parecchi giorni. Ciò mi diede modo di fare alcune riflessioni, oltre che, naturalmente, sulla dinamica dei fatti, le cause e le responsabilità di quel tremendo disastro.
Da un punto di vista della storia linguistica, quello che mi ha colpito in particolare, è l’aver letto da più parti, giornali, internet ecc. che il termine Giampilieri deriva da un nome di persona: Giovanni Piliero o Pilieri, antico proprietario terriero. In effetti, a proposito di donazioni fatte intorno al XIV secolo, nell’ “Archivio storico messinese” (1982, p.220) si trova quel nome citato in una pergamena che collocava una contrada ‹‹presso la chiesa di S. Maria de Purticellis. Di questa chiesa si hanno notizie sino al 1783. Essa si trovava nell’attuale territorio di Giampilieri sita in cima ad una collina, in contrada S. Anna; era di proprietà del Capitolo Metropolitano di Messina con il titolo di “S. Mariae Janua Caeli in Ruris Johannis Pilerii”››.Dunque non si esclude la presenza, in quei luoghi, di un personaggio dal nome Giovanni Pilieri, proprietario di terreni, ma occorre tuttavia fare alcune precisazioni etimologiche e risalire a una derivazione ancora più antica del nome del villaggio.
Importanti fonti storiche, infatti, ci fanno pensare a un’origine diversa. Il nome Giampilieri è un composto ibrido che deriva da arabo hagar “pietra” e l’antico francese piler (francese moderno pilier ‘pilastro’) diventato ital. pilieri e sicil. pileri “ pilone,pilastro”. Il termine ‘pietra’ sicuramente alludeva all’utilizzo di pietre sovrapposte (sic. pileri = pilastro) per il terrazzamento delle zone collinari in pendenza. La parola araba, hagar, costituisce il primo elemento di vari toponimi siciliani e spesso è stato alterato in Giam., per analogia con “Gianni”, come ad es. Giammoro (un’altra frazione di Messina) da ar. hagar “pietra” e Ammar nome arabo di persona. Una conferma dell’origine araba di Giampilieri nasce da antiche testimonianze: Michele Amari, grande storico e arabista, autore di un capolavoro della storiografia italiana, la Storia dei Musulmani di Sicilia (1854-72) ipotizza che Giampilieri corrispondesse al toponimo arabo hagar abi qalifah ‘il sasso di Abu Halifa’ (Biblioteca arabo sicula I, 127).Supponendo che questo possa essere stato il nome più antico, in riferimento a un proprietario arabo, fu poi variata la seconda parte del nome che divenne pileri: ‘pilastro’ ( nome di molte località siciliane: Contrada Pileri, Vallone Pileri ecc.), assumendo il significato di “ pilastro di sassi”.
Giampilieri era un borgo antico, probabilmente risalente all’XI-XII sec., ricco di vegetazione e di abbondante acqua, tanto che nelle vicinanze sorgevano svariati mulini ad acqua, come ricorda lo stesso nome della vicina borgata Molino, a monte di Giampilieri. Il paese si sviluppò originariamente all’interno, fra il torrente e la montagna sovrastante, sulle ultime propaggini dei Peloritani che in quella zona degradano verso il mar Ionio dove oggi sorge la marina di Giampilieri. Le popolazioni rivierasche in passato si insediavano tra le colline e le valli soprattutto allo scopo di sfuggire alle incursioni saracene.
In seguito, parte della popolazione preferì spostarsi verso il mare, dove maggiori erano le possibilità di lavoro e più facili le comunicazioni, con conseguente ‘gemmazione’ del vecchio centro (fenomeno frequente in queste zone, vedi Briga superiore/Briga marina; Mili superiore/ Mili marina ecc. ). Sin dall’antichità le colline venivano terrazzate a gradini con muri in pietre sovrapposte che avevano la funzione di salvaguardare il terreno e fare defluire l’acqua in modo graduale. Erano lavori ben fatti che hanno impedito nei secoli frane e tragedie. Le colline, trattenute fra l’altro da agrumeti, vigneti e uliveti attraverso i terrazzamenti, non rischiavano di franare. Oggi, su quelle colline, gli incendi, la scarsa vegetazione, la mancata cura dei terrazzamenti hanno determinato, come ormai purtroppo è noto a tutti, un impoverimento dello strato superficiale del terreno, quello cioè in cui si saldano le radici degli alberi trattenendo la terra.
Le antiche popolazioni del luogo ci hanno lasciato una testimonianza linguistica significativa: i ‘pilastri di pietre’ erano una realtà importante già dall’antichità per la protezione del terreno, tanto da dare il nome alla nostra località.
Giampilieri nasce dalla ‘cultura della pietra’ e il suo nome racchiude in sé la storia antica di uomini che con poveri mezzi sapevano tutelare la loro terra e la vita.
Lucia Abbate
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