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Giorgio La Pira, in un testo inedito: “I due volti dell’Apocalisse. Eliminare l’atomica o saremo tutti eliminati globalmente”
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In un tempo in cui si diffonde nel mondo la paura per il rischio che gli scambi di ripetute minacce di usare le armi atomiche, tra Kim Jong-un e Trump, possano far scatenare l’”Apocalisse” di un conflitto nucleare globale, le dichiarazioni ammonitrici di Giorgio La Pira colpiscono per l’impressionante attualità con cui ci giungono a distanza di tanti anni.
Sono numerosi e interessanti gli scritti e le opere del “Sindaco santo di Firenze”: notissimo personaggio di fama internazionale, che si definiva un “libero apostolo del Signore”. Messinese di adozione per aver vissuto da giovanissimo nella nostra città fino agli studi universitari; compagno e fraterno amico di Salvatore Quasimodo e Salvatore Pugliatti. Sono però tanti e di rilievo anche i suoi discorsi, le conferenze e varie dichiarazioni pronunciati in moltissime occasioni della sua vita professionale, politica e religiosa. Uno di questi interventi che qui riportiamo in sintesi, appare profetico e ben appropriato al momento presente.
“Il punto in cui siamo, da dove veniamo, è un punto interessante: è il punto dell’Apocalisse. L’Apocalisse ha due volti: il volto della distruzione totale e il volto della ricostruzione totale”. “Tutti i problemi, politici, culturali, spirituali, sono tutti legati a questa frontiera dell’Apocalisse. O finisce tutto, o comincia tutto. O eliminare l’atomica o saremo tutti quanti eliminati globalmente, in un contesto atomico”. È quanto afferma Giorgio La Pira in un testo inedito, parte della sbobinatura dell’ultimo incontro di La Pira a “La Vela” (13 agosto 1975), pubblicato recentemente.
Parlando ad oltre 100 giovani dai 17 anni in su partecipanti al campo-scuola al villaggio “La Vela” di Castiglione della Pescaia (Gr) con Pino Arpioni, La Pira evidenzia che “trent’anni dopo la prima atomica, che era di 0,0015 megatoni”, “il primo problema è l’atomica. Perché essa è veramente il problema della vita o della morte del genere umano e dello spazio”. “Che si è fatto in questi trent’anni?”, domanda il professore. “Abbiamo cercato di eliminarlo, di non pensarci, per non aver dubbi di coscienza. È come un debitore che ha molti debiti: cerca di non pensarci”. Secondo La Pira, “il nostro tempo, se voi lo analizzate culturalmente e spiritualmente” è “teso verso la pace universale, verso l’unità di tutti i popoli della terra, il disarmo inevitabile, e la contemplazione dei grandi misteri della Chiesa e della storia”. Se “voi ci riflettete – aggiunge – vedrete come c’è questo cammino sempre crescente, sempre verso un porto, il porto escatologico, che è il porto finale sulla terra, della fioritura del mondo”.
“Bisogna ridurre questo mondo a una unità”, ammonì La Pira: “Come un’unica famiglia che ha Dio per Padre. La Chiesa come orientatrice. E tutti noi per fratelli, senza distinzione di classe. Spinti da un’unica forza motrice”.
Profondità e concretezza di questa visione del mondo così realistica e centrata, mostrano il valore di un uomo di “grande caratura civile, politica e spirituale che contribuisce ad arricchire il patrimonio identitario, culturale e
religioso della nostra città”. Infatti, come molti forse non sanno, La Pira, da Pozzallo, dove era nato, venne giovanissimo a Messina dove visse fino al tempo degli studi universitari; ed è proprio dal contesto socio-culturale della città “post terremoto” che ricevette l’impronta di base che ne caratterizzò l’umanità, la religiosità e l’impegno politico e civile. A Messina avvenne anche la sua conversione, propiziata dalla sua frequentazione del Monastero di Montevergine, dove era entrata come postulante l’amata nipote Maria Angelino, e dove veniva seguito spiritualmente dal cappellano, mons. Luigi Bensaja. E fu sempre a Messina che divenne terziario domenicano, nella chiesa di S. Domenico.
Redazione, da Agenzia di informazione