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Papa Francesco: “Gaudete et Exsultate”, l’ultima esortazione apostolica sulla santità oggi
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Nel suo nuovo documento rivolto ai cattolici, “Gaudete et exsultate”, presentato recentemente, papa Bergoglio parla “sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo”. Si tratta della terza esortazione apostolica firmata dal papa dopo “Amoris laetitia” sull’amore nella famiglia, del 2016 ed “Evangelii gaudium” sull’annuncio del Vangelo nel mondo attuale, del2013. A questi documenti si aggiungono le due encicliche “Laudato si’”, del 2015, e “Lumen fidei”, del 2013.
Il concetto di fondo di quest’ultimo documento, che Francesco in più occasioni ha avuto modo di esprimere, è che “I santi non sono superuomini, né sono nati perfetti” ma “sono come ognuno di noi”: persone che hanno vissuto “una vita normale” e che avendo conosciuto l’amore di Dio lo hanno “seguito con tutto il cuore, senza condizioni e ipocrisie”. Viene sottolineato anche che la gioia è il tratto distintivo dei santi, contrariamente alla “faccia da funerale” che alcuni cristiani, che non vivono bene la loro fede, mostrano spesso.
Altri concetti che papa Francesco mette in evidenza nella sua esortazione, si riferiscono al fatto che bisogna evitare di pensare che i santi siano solo quelli stampati nelle immaginette, ma ricordare sempre che i cattolici possono e debbono aspirare a essere santi. E che “per esserlo non è necessario essere vescovi, sacerdoti, religiose o religiosi” ma tutti siamo chiamati a essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova”.
Papa Francesco suggerisce anche di guardare ai “santi della porta accanto”, nel senso di prendere esempio da coloro che osserviamo compiere il loro dovere con impegno e costanza: “genitori che crescono con amore i figli, gli uomini e le donne che lavorano per portare il pane a casa, i malati, le religiose anziane che continuano a sorridere”. O anche la signora che non parla male delle amiche, ascolta con pazienza e affetto i figli, prega quando si presenta un problema e tratta i poveri con affetto.
Richiamo fondamentale di Bergoglio, dunque è quello di “far risuonare ancora una volta la chiamata alla santità, cercando di incarnarla nel contesto attuale, con i suoi rischi, le sue sfide e le sue opportunità”. Un tema che è stato sempre a caro a papa Francesco, sintetizzabile nel concetto di “universale vocazione alla santità”, per cui «Tutti i cristiani, in quanto battezzati hanno uguale dignità davanti al Signore e sono accomunati dalla stessa vocazione che è quella alla santità». Questa, affermava il Papa, «è un dono che viene offerto a tutti, nessuno escluso, per cui costituisce il carattere distintivo di ogni cristiano».
Naturalmente la strada maestra di questo percorso essenziale e quella che passa dalle Beatitudini: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi».
Nel chiudere il documento Bergoglio propone cinque espressioni dell’amore rivolto a Dio e al prossimo: “sopportazione, pazienza, mansuetudine, gioia e audacia; disapprovando che i cristiani usino la violenza verbale nel web, oppure che diffondano diffamazioni e calunnie attraverso i mezzi di informazione.
Nella parte conclusiva, papa Francesco non perde l’occasione di ricordare che l’esistenza del demonio nel mondo è una realtà molto nociva da tenere presente; che il diavolo non è un mito, una rappresentazione o un’idea, ma una entità reale che ci avvelena con l’odio, la tristezza, l’invidia e i vizi.
Redazione, da sito di informazione