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Carabiniere ucciso a Roma, mons. Marcianò (ordinario militare): “Risorga il senso di giustizia, legalità, dovere e fraternità”
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Enorme l’ondata di dolore, rabbia e commozione suscitata dal tragico evento in cui ha perso la vita il carabiniere Mario Cerciello Rega, a Roma, ucciso a coltellate a piazza Cavour mentre era in servizio nelle prime ore di venerdì notte. Tantissimi i cittadini accorsi per rendere omaggio al feretro del vicebrigadiere dei carabinieri, esposto nella camera ardente allestita nella cappella di piazza del Monte della Pietà. Sopra la bara del militare, avvolta in una bandiera tricolore, è stata posta una sua foto in divisa e un cero; a rendergli gli onori militari, un picchetto di quattro carabinieri in alta uniforme. Accanto alla moglie Rosa Maria, impietrita dal dolore, i famigliari della vittima seduti a semicerchio attorno al feretro.
Poi folla, dolore, rabbia e commozione a Somma Vesuviana, ai funerali di Mario Cerciello Rega, nella chiesa di Santa Croce dove si era sposato circa un mese fa. Sulla bara la foto del matrimonio e una maglia del Napoli, di cui Mario era appassionato tifoso. Ha presieduto la concelebrazione l’arcivescovo Santo Marcianò, Ordinario militare per l’Italia. Il feretro è entrato in chiesa salutato da un lungo applauso, portato a spalla da 6 carabinieri, scortati da 4 colleghi in alta uniforme.
“Quanto è accaduto è ingiusto! E l’essere qui, professare la nostra fede in Cristo Risorto, non ci esime, anzi ci obbliga, alla denuncia di ciò che è ingiusto. Ci spinge, oggi, a levare un grido che si unisce alle tante e diverse voci che in questi giorni hanno formato un unico coro, testimoniando la straordinarietà dell’uomo e del carabiniere Mario, ma anche chiedendo che venga fatta giustizia e che eventi come questo non accadano più”, ha detto mons. Santo Marcianò, l’ordinario militare per l’Italia, a Somma Vesuviana, nell’omelia della celebrazione delle esequie del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso a Roma con 11 coltellate, nella notte del 26 luglio mentre, con un collega, era impegnato in una operazione in borghese.
L’ordinario ha celebrato le esequie del vicebrigadiere nella chiesa di Santa Croce, in Santa Maria del Pozzo, dove poco più di un mese fa si era sposato con Maria Rosaria. “Era la festa di sant’Antonio e Mario – sappiamo – aveva scelto quella data per sentire ancora più vicino suo padre Antonio dal Cielo – ha aggiunto l’arcivescovo -. Oggi Mario ci chiama nuovamente, questa volta lui dal Cielo, e noi, che ancora facciamo fatica a crederci, siamo riuniti da un dolore improvviso, straziante, che sentiamo ingiusto”.
Ancora un’esclamazione nelle parole dell’ordinario: “Basta! Basta piangere servitori dello Stato, giovani figli di una Nazione che sembra aver smarrito quei valori per i quali essi arrivano a immolare la vita”. “La morte di Mario risveglia in noi, in qualche modo, la nostalgia del sapore buono di valori come la legalità, la solidarietà, il coraggio, la pace…, troppo spesso sostituito dai sapori estremi del benessere, della violenza, delle dipendenze, che alterano il gusto della vita e non rendono capaci di custodirla”. “Mario ha creduto che non c’è giustizia senza rispetto della vita; ha saputo gustare la sua vita con pienezza e gioia, vivere e morire per custodire la vita altrui”.
“Fate anche voi, responsabili della cosa pubblica, della vita degli altri il senso della vostra vita, ha continuato mons. Marcianò, consapevoli che quanto operate o non operate è rivolto a uomini concreti: a cittadini e stranieri, a uomini e donne delle Forze Armate e Forze dell’Ordine, ai quali non possiamo non rinnovare il grazie e l’incoraggiamento della Chiesa e della gente. E se voi e tutti noi sapremo meglio imparare, da uomini come Mario, il senso dello Stato e del bene comune, l’Italia risorgerà”. E concludendo, “Risorga il senso della giustizia, della legalità, del dovere e della fraternità, a partire dagli uomini delle istituzioni, chiamati a riscoprire l’alto senso etico della propria responsabilità, rifuggendo politiche di interessi, conflitti e corruzione, e perseguendo le autentiche priorità del proprio impegno”.
Su cosa significhi “Essere moglie di carabiniere”, Rosa Maria, la vedova, ha letto tra le lacrime un testo su questo tema, un post che circola da anni su Facebook tra mogli e fidanzate dei militari.
Mario è stato un servitore dello Stato “morto per tutelare i diritti di tutti, anche di una persona arrestata: insieme con lui chiediamo rispetto per tutti gli altri carabinieri che fanno il suo stesso lavoro” – ha detto il Comandante dell’Arma dei carabinieri Giovanni Nistri, “Vorrei che il rispetto sia per tutta l’Arma, che serve lo Stato quotidianamente. Ricordiamo i 953 carabinieri feriti negli ultimi anni. Pensiamo che Mario era libero dal servizio, con abiti civili”. “Da volontario si spendeva quanto si spendeva da carabiniere: facendo il volontario, dando da mangiare ai poveri, accompagnava i malati a Lourdes. Era un esempio per tutti noi”.
A concluso del rito funebre, l’Ordinario militare Santo Marcianò ha ricordato come oggi “l’Italia intera sia in lutto”. Il feretro è stato portato a spalla fuori della chiesa, tra gli applausi scroscianti dei presenti.
Redazione da A. di I.